Il visitatore che risale da Via Fortebraccio, una fra le più antiche vie
della città, è colpito dalla visione improvvisa della monumentale gradinata
che conduce alla Basilica la cui facciata rapisce per la sua bellezza e raffinatezza
artistica.
Si tratta del tempio fortemente voluto dagli aquilani, esortati da San Giovanni
da Capestrano e da San Giacomo della Marca per venerare e ospitare degnamente
le reliquie del santo predicatore Bernardino che, pur avendo deboli legami
con questa città (alcuni anni prima aveva predicato sul sagrato di Santa
Maria Collemaggio), era qui venuto a morire il 30 maggio 1444, come spinto
da un arcano disegno o forse per consacrare nell’eternità il profondo debito
di riconoscenza verso il confratello Giovanni. Soleva ripetere infatti a
quanti lo dissuadevano dal proseguire il viaggio, perché già gravemente malato,
“Non possum, ad Aquilam, missus sum”. L’aquila infatti, dilaniata da gravi
lotte intestine, trasse grandi benefici per la presenza del “sacro corpo”
riconquistando la pacificazione interna e grazie al benessere che ne seguì,
la città poté godere di un fiorire rigoglioso di arti e letteratura per circa
un secolo.
La Basilica, realizzata a partire dal 1454 in stile tardo-gotico, subì un
primo terremoto nel 1461, in seguito al quale fu modellata nelle forme rinascimentali
ed un secondo del 1703, ben più devastante, che determinò la ricostruzione
in stile barocco, per opera di tre celebri architetti dell’epoca: Giovan
Battista Cipriani, Giovan Battista Contini e Filippo Barigioni. Allo stesso
modo per le decorazioni furono chiamati famosi artisti. Il magnifico soffitto
in legno fu costruito da Ferdinando Mosca nel 1724 e dipinto dal pittore
napoletano Girolamo Cenatiempo (1772), allievo di Luca Giordano, che si occupò
anche degli affreschi nella cappella che ospita il Mausoleo di San Bernardino.
Attualmente il tempio si presenta a tre navate con transetto poligonale sormontato
da una grande cupola, da cui si irradiano due cappelle poligonali per lato
e un abside molto profonda terminante nel coro.
Del primitivo edificio quattrocentesco, ideato da frate Francesco dell’Aquila,
rimane l’impianto planimetrico e l’ultima cappella a destra del transetto
cupolato, cosiddetta “gotica”, con affreschi frammentari di Francesco e Paolo
da Montereale (inizi XVI sec.); della ricostruzione rinascimentale è arrivata
sino a noi indenne la pregevole facciata, opera di Cola dell’Amatrice (1525-1542),
oltre il prezioso arredamento artistico tra cui spiccano il mausoleo del
Santo, la tomba di Maria Pereira Camponeschi (a destra dell’abside), la Madonna
col Bambino in terra cotta policroma (terza cappella a destra) realizzati
dal noto scultore Silvestro dell’Aquila e la pala d’altare del fiorentino
Andrea della Robbia in terracotta invetriata .
Il soffitto, diviso in grandi campi da sontuose incorniciature, presenta
al centro il monogramma bernardiniano; negli altri scomparti tele raffiguranti
San Bernardino e San Giovanni da Capestrano e alcuni episodi della vita del
Santo.
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