La chiesa di S. Silvestro, che domina la piazza omonima a pochi metri dalle
antiche mura aquilane, fu edificata dagli abitanti del castello di Collebrincioni
nella prima metà del XIV secolo.
La facciata, in stile romanico-gotico con coronamento orizzontale e lesene,
presenta un portale del 1350 con Agnus Dei scolpito all’interno di una lunetta
e un rosone a raggi arabescati con cornice del XIV secolo e ruota del XVI
secolo.
Il campanile, che domina la facciata, è una ricostruzione ottocentesca della
torre campanaria in parte abbattuta dai terremoti del XV secolo. Sul prospetto
laterale destro si aprono due bifore trilobate con colonnine tortili e un
portale trecentesco, che reca nella lunetta un affresco del XV secolo; su
quello laterale sinistro si trovano finestre ogivali e una cappella con copertura
lignea che ospita il Battesimo di Costantino di Baccio Ciarpi (1612).
L’interno, interamente restaurato, è diviso in tre navate terminanti con
absidi poligonali, senza transetto. Spogliata delle strutture barocche, sulle
pareti del catino absidale sono stati recuperati in tutto il loro splendore
affreschi dell’inizio del XV secolo, attribuiti al Maestro del Trittico di
Beffi. Nella semicalotta al centro campeggia il Cristo in maestà entro una
mandorla sostenuta da angeli con ai lati la Vergine e il Battista oranti,
mentre l’archivolto è decorato con la Madonna con il Bambino circondata da
angeli musicanti. Sull'arco trionfale è raffigurata l'Adorazione dei Magi.
Lungo le pareti laterali e su una colonna, si notano residui di affreschi
databili, come quelli appena descritti, tra la fine del ‘300 e i primi del
‘400, mentre ai lati del portale principale si trovano affreschi del XV secolo:
a sinistra la Madonna in trono col bambino tra i SS. Sebastiano e Rocco e
Angeli di Francesco da Montereale, allievo del Perugino, a destra una scena
di Battesimo di Paolo da Montereale.
In fondo alla navata sinistra si apre la cappella Branconio con gli affreschi
di Giulio Cesare Bedeschini (1625) e una copia dell’Annunciazione che Raffaello
realizzò nel 1519 per l’amico Giambattista Branconio. L’originale, prelevato
dalla chiesa nel 1655, è esposto al Museo del Prado di Madrid.
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