La chiesa di S. Maria di Roio fu eretta nel 1391 all’interno del Quarto di
S. Marciano, dagli abitanti di Colle di Roio che vollero una loro collegiata
in città.
Distrutta in gran parte dal terremoto del 1703, le dimensioni originarie
dovevano essere maggiori delle attuali, molto probabilmente per la presenza
di cappelle che sporgevano dal corpo di fabbrica principale; anche la facciata
subì delle variazioni e delle semplificazioni.
Particolarissima, la facciata si presenta suddivisa in tre bande verticali,
con al centro un rosone Trecentesco, dalle dimensioni decisamente sproporzionate
rispetto all’insieme, caratterizzato da archetti accavallati e un giro esterno
di foglie. Evidente elemento aggiunto, per alcuni studiosi si tratterebbe
del rosone originario ricollocato più in basso a seguito del terremoto del
1703, altri avanzano l’ipotesi che si tratti di un elemento dell’antica facciata
della Cattedrale di San Massimo, qui riutilizzato.
Sotto il rosone si apre un piccolo e semplice portale coronato da un’interessante
lunetta scolpita, dove è raffigurata la Madonna del latte tra San Pietro
Apostolo e San Pietro Celestino, opera del XV secolo; al di sopra, a coronamento
della semplice facciata a pietra concia, campeggia lo stemma del castello
di Roio.
Prima di entrare nella piccola chiesa di Santa Maria di Roio meritano almeno
uno sguardo i sontuosi palazzi che si affacciano sulla piazzetta antistante
e che contribuiscono a dare all’insieme una forte connotazione aristocratica,
di fronte è palazzo Rivera (1770) disegnato da Luigi Filippi con la facciata
tipicamente barocca, mentre, di fianco è il palazzo Persichetti, opera di
Ferdinando Fuga, celebre autore della facciata di S. Maria Maggiore a Roma.
La chiesa originariamente presentava uno schema a T come la maggior parte
delle chiese Aquilane e fino al 1697 vi era l'originale soffitto a capriate,
rifatto nel 1920.
Pregevole il quadro della Deposizione realizzato da Francesco da Montereale
(1466 – 1541), pittore abruzzese formatosi a Roma a contatto con il Pinturicchio
e Antoniazzo Romano.
L'altare maggiore è opera di Ercole Ferrata (1610 - 1686 ), uno dei massimi
esponenti del Barocco romano, di lato a questo sono posti due piccoli altari
dedicati a S. Francesco e a S. Antonio in marmo policromo.
La controfacciata è decorata da una balconata in legno con festoni di fiori
e delicate raffigurazioni paesaggistiche, sulla quale poggiava l'organo della
fine del XVIII secolo, attualmente in restauro.
Bibliografia
M. Morelli, L'edificio della ex-collegiata aquilana di S. Mria di Roio,Quaderni
del Bullettino n.2.
O. Antonini, Architettura Religiosa aquilana.\Chiese dell'Aquila. Architettura
religiosa e struttura urbana.
Moretti-Dander, Architettura Civile Aquilana dal Quattordicesimo al Diciannovesimo
secolo.
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